
Ad una settimana esatta dall’ufficiale chiusura a Roma del “2003, Anno Europeo della Persona con disabilità”, si è tenuto a Firenze nei giorni 12, 13 e 14 dicembre, il Congresso Nazionale FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
La nostra associazione, affiliata alla Faip (Federazione Associazioni italiane Para-tetraplegici), che a sua volta aderisce alla FISH, ha scelto di presenziare tale evento con alcuni, propri rappresentanti.
Elisabetta e Lucio, partiti in macchina da Vicenza all’alba di Venerdì 12, sono giunti a Firenze solo a metà mattinata, a causa della nebbia che li ha accompagnati per quasi tutto il viaggio. Senza eccessiva difficoltà hanno raggiunto “Palazzo Vecchio” in “Piazza della Signoria” e di lì, accompagnati da volontari dell’Apici (Associazioni Provinciali Invalidi Civili e Cittadini Anziani) si sono recati nello splendido “Salone dei Cinquecento”, dove era stata organizzata la prima mattinata di convegno titolato “Il laboratorio 2003, da Madrid a Roma: è finito l’Anno Europeo della Persona Disabile?” e dove ad attenderli c’erano Carmelo, Patrizia e il suo assistente personale (in conformità al progetto “Vita Indipendente”) Antonio.
Erano stati previsti numerosi interventi di personalità di spicco della politica locale e nazionale, ma a causa delle avverse condizioni climatiche e, come se ciò non bastasse, dello sciopero dei treni, molti relatori hanno dovuto revocare l’impegno preso.
Non sono certo mancate relazioni interessanti e ricche di contenuti, ma per gli stessi motivi sopra citati, anche la grandissima sala allestita per l’occasione, appariva semi-deserta. Avevano dato adesione preventivamente molte altre persone che però, all’ultimo momento, si sono trovate nell’impossibilità di raggiungere la città.
“Palazzo Vecchio”, sede del Comune di Firenze, nella sua maestosa storicità, presentava, almeno così ci è sembrato, un solo bagno attrezzato a piano terra e, in presenza di così tante persone con disabilità, era normale attendersi il formarsi di lunghe code. I conseguenti troppo lunghi tempi di attesa, sono risultati pertanto eccessivamente imbarazzanti.
Una pedana in legno alquanto provvisoria e mobile, permetteva di superare un gradino di dieci centimetri circa, garantendo così l’accesso ai servizi igienici, ma la sua eccessiva inclinazione si è dimostrata improponibile per talune persone con carrozzine manuali.
Ad ogni modo, il bagno risultava essere molto spazioso e pratico anche se in circostanze simili avrebbe necessitato di più frequenti interventi di pulizia. Al termine della ricca e ben organizzata mattinata, ci siamo recati in un bar convenzionato, segnalatoci dall’organizzazione, poco distante da “Palazzo Vecchio”.
L’ingresso era accessibile, ma l’interno, disposto su due livelli, non era del tutto a norma di legge. Lo scivolo che raccordava i due piani infatti, sforava abbondantemente la soglia massima consentita (8%) mentre il bagno, posto nella saletta più alta, risultava essere nel complesso sufficientemente spazioso.
L’organizzazione del congresso prevedendo una maggiore e più massiccia affluenza, dato l’elevato numero di preiscrizioni, ha avuto premura di suddividere opportunamente i congressisti in due liste, indirizzandole rispettivamente nei due diversi punti di ristoro, situati entrambi in prossimità del palazzo, con cui aveva preventivamente stretto opportuni accordi. Dopo aver pranzato usufruendo del buono pasto che veniva consegnato ai partecipanti durante la registrazione al convegno, abbiamo preso parte all’iniziativa “Uffizi per tutti”, visita guidata gratuita, per i soli iscritti al congresso, ad una delle gallerie d’arte più importanti del mondo.
La proposta si è rivelata molto interessante ed è stata particolarmente apprezzata tanto che, il giorno successivo durante l’incontro seminariale precongressuale dal titolo: “Diritto all’assistenza e welfare locale: quale esigibilità?” tenutosi presso l’hotel “Grifone”, un partecipante ha proposto che simili iniziative culturali venissero previste anche in occasione di tutti i futuri congressi FISH. L’accessibilità al Palazzo degli Uffizi è risultata essere fortemente condizionata. La pedana in ferro posta in vicinanza del principale ingresso alla pinacoteca era mal raccordata al suolo data l’importante pendenza del marciapiede in quel punto, pertanto pericolosa e difficilmente superabile autonomamente.
Una volta raggiunto il piano terra del palazzo, posto ad un livello rialzato rispetto la piazza, si è dovuto percorrere esternamente tutto il caratteristico porticato ad “U”, che presentava un selciato storico e impegnativo, per raggiungere l’uscita del palazzo dove una pedana con pendenza leggermente superiore alla norma consentiva di superare il gradino in uscita e che, almeno in questa occasione, ha funto da ingresso per tutti i congressisti, normodotati e disabili.
Per mezzo di un capiente ascensore (non rispondente all’esigenze delle disabilità sensoriali) si è raggiunto il piano superiore dove sono esposte le varie opere e dove si trovavano le guide turistiche pronte ad accogliere i vari gruppi, in cui eravamo stati per comodità suddivisi. Sempre al piano superiore si trovava un bagno attrezzato che risultava essere spazioso e accessibile. La prima giornata, tanto ricca di eventi e di emozioni, si è così conclusa all’insegna del buon umore, incoraggiando molte buone idee e soprattutto tante aspettative per il giorno successivo che, come vedremo, saranno solo in parte soddisfatte.
Nel frattempo ci aveva telefonicamente contattati il presidente Enrico Agosti per comunicarci il suo arrivo in città e nel tardo pomeriggio, al termine della visita agli “Uffizi”, abbiamo raggiunto Enrico e Cinzia all’hotel “Mediterraneo” che, grazie alla preiscrizione ci era stato preventivamente assegnato dall’organizzazione. L’hotel era sprovvisto di appositi parcheggi riservati e la stessa disponibilità di classici parcheggi-auto era limitata rispetto alla sua capienza. Vinto qualche imbarazzo nel parcheggiare, abbiamo raggiunto la hall superando la gradinata di accesso per mezzo di un servoscala la cui chiave era però custodita in portineria. Non essendo stato possibile accedere all’hotel autonomamente, si è dovuto attirare l’attenzione del personale addetto che si è precipitato tempestivamente dimostrandosi particolarmente disponibile e premuroso anche nei giorni successivi, ma che non è riuscito a compensare il nostro reale desiderio e diritto di totale indipendenza. All’interno, l’hotel si presentava molto bene, ben curato, spazioso e comodamente accessibile.
Al piano terra, oltre alla reception si trovava una grandissima hall con tanti comodi divanetti ben dislocati, che peraltro non creavano intralcio alcuno, un internet point, un bar, alcuni negozi di articoli vari e una grande e ben disposta sala da pranzo con tanto di soppalco. Era dotato di tre confortevoli ascensori agibili anche in carrozzina e le moderne camere, arredate con gusto, erano anch’esse ben disposte e dotate di ampi bagni con doccia e ricercati allestimenti. L’hotel “Mediterraneo” a detta dell’organizzazione, doveva distare dall’hotel “Grifone”, solamente ottocento metri e, in funzione di tale comunicazione, viste e considerate le eventuali difficoltà di trovare parcheggio al rientro, si è pensato di raggiungere la sede congressuale direttamente a piedi e/o in carrozzina.
La mattina di Sabato 13 siamo partiti di buon umore alla volta del “Grifone”, sicuri di raggiungerlo tranquillamente dopo una breve e salutare passeggiata. Abbiamo dovuto misurarci lungo tutto il tragitto con una innumerevole serie di ostacoli, impedimenti, barriere architettoniche, nonché con l’insensibilità di alcuni automobilisti. “Tutto il mondo è Paese” abbiamo pensato, senza però imputare inutili colpe all’organizzazione, certo che, ad averlo saputo, ci si sarebbe attrezzati diversamente, anche perché il reale tragitto si è rivelato ben più lungo e faticoso di ottocento classici metri lineari. All’arrivo non abbiamo potuto non notare che i posti auto del parcheggio dell’hotel erano già stati saturati da chi era riuscito agevolmente a precederci e abbiamo quindi pensato che nonostante la faticaccia, forse ci era andata bene così, dato che nelle vicinanze non c’erano molte altre possibilità di posteggiare le macchine.
L’accesso al “Grifone” era garantita da una lunga, quanto fuori norma e antiestetica “rampa di lancio” in ferro, posizionata sul retro dello stabile e che, ad ogni modo, risultava comodamente raggiungibile data la pavimentazione esterna. La sala predisposta e opportunamente allestita dalla federazione, si trovava nel piano interrato e per raggiungerla, oltre ad una rampa di scale, si potevano utilizzare due ascensori. Purtroppo entrambi non rispettavano i termini di legge e anche se uno era leggermente più spazioso dell’altro non si può nascondere il forte disagio che ha caratterizzato ogni traslazione della platea. Data la presenza di numerose carrozzine si creavano talvolta forti ingorghi e anche i normodotati trovavano difficoltà a raggiungere il vano scale soprattutto durante il coffee break, la pausa pranzo e la chiusura dei lavori. La seconda giornata di congresso si è rivelata tutt’altro che felice anche a causa d’alcuni altri spiacevoli inconvenienti che per la loro gravità hanno in parte minimizzato i contenuti degli interessanti, numerosi, interventi.
Potrà sembrare inammissibile, ma una giornata così importante, occasione di incontro e dibattito tra molte associazioni di settore, è stata organizzata in una saletta “improvvisata accessibile”. Entrambi gli ascensori purtroppo, non raggiungevano il livello più basso dello stabile ove era ubicata la “saletta” in questione, ma terminavano la loro corsa ad una quota intermedia.
Per raggiungere il fondo si doveva necessariamente affrontare una pericolosa discesa costituita da una serie di precarie doppie pedane in legno a due, a due affiancate, che non essendo state ben vincolate al pavimento, tendevano ad allargarsi lateralmente e a slittare in avanti creando delle pericolose falle sia in senso longitudinale, sia in senso trasversale. Non si intende qui enfatizzare tale soluzione adottata o la situazione di insicurezza riscontrata, quanto piuttosto descrivere i fatti con meticolosa esattezza. Affermare semplicemente che le pedane non erano a norma forse sarebbe stato sufficiente, ma non si è voluto apparire eccessivamente ripetitivi anche perché a differenza di tutto quanto sopra rendicontato, quest’espediente è risultato essere un mero insulto al diritto e desiderio di indipendenza di qualsiasi persona con disabilità. Con qualche piccolo aiutino, bene o male tutti hanno preso posto e si è assistito all’apertura dei lavori e via, via ai vari interventi programmati. Tutto è filato via liscio fino al tanto atteso coffee break.
È stato proprio durante la pausa che alcune persone hanno accusato i primi stimoli e conseguenti bisogni fisiologici ed è stato proprio allora che con incredulità e stupore abbiamo appreso che l’hotel “Grifone” non disponeva di alcun servizio igienico pubblico attrezzato o perlomeno accessibile. Questo fatto ha destato in breve l’attenzione della maggioranza dei partecipanti e ha dato corso ad una serie di privati, circoscritti, commenti e sorrisini sornioni. Ben poche sono state le lamentele ufficialmente esternate all’organizzazione che, ciò nonostante , accortasi probabilmente solo allora della gaffe, ha in breve trovato rimedio grazie alla disponibilità dei due amici-relatori che occupavano le uniche due camere dell’hotel attrezzate (…e, a quanto è parso, neanche tanto bene). Con grande sensibilità nei confronti delle persone disabili presenti e con grande spirito di collaborazione nei confronti degli organizzatori, i sopra citati relatori hanno tempestivamente messo a disposizione entrambe le loro camere. Al termine della mattinata, essendo stato previsto il pranzo presso un ristorante poco lontano dalla sede congressuale, ci siamo affrettati a raggiungerlo data l’intenzione di seguire anche le relazioni del pomeriggio.
Considerato il ritardo con cui si era conclusa la prima parte della giornata, la cosa migliore da fare sarebbe stata di arrivare tra i primi e prendere posto al ristorante, mangiare in fretta e tra i primi ritornare in platea. Così avevamo deciso di comportarci ma causa forze maggiori, abbiamo dovuto piegarci agli eventi e agli imprevisti. Il marciapiede che conduceva all’ingresso non era dotato di alcuno scivolo e la stessa entrata al bar-ristorante presentava un gradino. Superati gli ostacoli grazie ad un provvidenziale aiutino ci siamo accomodati in uno dei tavoli più prossimi all’uscita, ma all’arrivo incalzante di tutti gli altri congressisti, troppo numerosi rispetto alla disponibilità di posti, siamo stati costretti, viste le rimostranze da più parti avanzate, ad abbandonare quella postazione in favore di un’altra decisamente più scomoda. Carmelo e Patrizia purtroppo, non sono così riusciti a prendere posto al nostro piccolo tavolo e hanno dovuto arrangiarsi come meglio hanno potuto, ovviamente a discapito della nostra buona compagnia. Evidente e palese era la disperazione dei ristoratori che, impreparati ad accogliere così tante persone, molte delle quali tanto più in carrozzina, non si sono fatti riserva nell’esternare, talvolta spudoratamente, confusi attacchi di panico.
Solo in un secondo momento, parlando con un cameriere verso fine servizio, abbiamo appreso che alcuni servitori erano alla loro prima esperienza, nel senso che erano stati costretti ad improvvisarsi professionisti per far fronte all’incresciosa situazione. I reali problemi di spazio sono stati in parte risolti stipando in una saletta interrata quante più persone deambulanti potevano discendere un angusta e tetra scalinata (in buona parte non vedenti), in parte ammassando il resto della gente attorno ai tavoli della sala principale. Alla fine tutti sono riusciti in qualche modo a mangiare ma non si è riusciti a contenere il ritardo, che anzi, venendo via, via, aumentando ha spinto il direttivo a sollecitare il rientro in sede, prima che molti avessero finito di consumare il pasto.
Nel pomeriggio, durante la pausa, un solo signore ha avuto il buon senso di far valere le sue ragioni e di esprimere il suo disappunto a chi di dovere. Ne è seguita una accesa discussione che ha attirato anche la nostra attenzione e alla luce dei fatti il nostro presidente non ha potuto non caldeggiare la convinzione sostenuta dal pragmatico signore venendo anch’esso considerato un tantino estremista ed esagerato. In un clima così ostile, dopo non essere riusciti a strappare neanche ai nostri rappresentanti-presidenti nazionali un briciolo di consenso, anche solo a riguardo della pericolosità della stessa sala congressuale che non rispettava minimamente le norme di sicurezza dettate dalla legge, delusi e amareggiati abbiamo lasciato il congresso e con risentito disappunto abbiamo intrapreso l’avventuroso viaggio di ritorno verso il nostro hotel, tra i fari delle auto che animavano il tardo pomeriggio di Firenze.
Durante la cena consumata all’hotel “Mediterraneo”, riepilogando gli eventi dei primi due giorni, si è deciso di non partecipare per protesta al “Congresso Ordinario FISH” in programma Domenica 14 e di approfittare piuttosto della giornata per una visita culturale al centro storico di Firenze. Al congresso, tra l’altro, erano invitati a partecipare i delegati delle associazioni aderenti alla FISH e, come sopra spiegato, l’”H81 insieme Vicenza ONLUS”, è affiliata alla FAIP, che aveva già individuato i suoi delegati, e non direttamente alla FISH. Si è avuto modo così di apprezzare Firenze in tutta la sua storicità e ci si è resi conto che, pur con tutti i suoi limiti, risulta essere più accessibile di molte altre città italiane. Sempre la nebbia, in serata, ci è stata fedele compagna per tutto il viaggio di rientro a Vicenza e non concedendo opportunità di svago ha senz’altro conciliato il ripensare e il ripercorrere a ritroso, l’intero weekend.
È rimasto particolarmente impresso lo sdegno e la delusione nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa, che troppo poco hanno fatto in questo “2003, Anno Europeo della Persona con Disabilità” per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questo vasto mondo dalle innumerevoli sfaccettature. È stato detto che non hanno saputo sfruttare l’ottima occasione per valorizzare un anno così importante e per dare il via ad una serie di processi innovativi volti al superamento di tanti pregiudizi e luoghi comuni, dettati per la maggiore dall’”ignoranza” della gente.
Si è rammentato con amarezza che taluni rappresentanti politici, con più o meno realismo, hanno ammesso l’incapacità del governo di soddisfare le aspettative di tutte le varie associazioni. Hanno cercato giustificazione tra le difficoltà di bilancio in cui versano i conti pubblici e hanno rinviato la discussione al prossimo anno, lasciando intravedere migliori opportunità. “Non ci sono i soldi – ha dichiarato il sottosegretario al Welfare, Grazia Sestini – e non lo abbiamo nascosto. Siamo stati onesti nel dire che esiste un problema reale di risorse, ma chiediamo un confronto sereno alle associazioni e alle Regioni perché si realizzino azioni concrete a favore delle persone con disabilità e della loro inclusione sociale già dall’anno prossimo”. Il sottosegretario al ministero della Salute, Antonio Guidi, nel ribadire tale concetto, ha individuato un “ordine del giorno nato dalle riflessioni di un anno intero, da tenere bene in evidenza e su cui tutti gli attori sociali devono continuare a lavorare”. Non dello stesso parere è stato Augusto Battaglia, dei DS, che accusando la maggioranza ha dichiarato: “Vogliamo fatti, non altre parole. Non possiamo accontentarci oggi di un ordine del giorno al quale lavorare. E che cosa si è fatto finora?”.
Si è discusso del “Premio Roosvelt ” vinto dall’Italia per la migliore legislazione in materia di disabilità e del discutibile merito visti e considerati i numerosi tagli che i relativi finanziamenti hanno subito negli ultimi anni. Un intervento dal pubblico chiedeva al delegato ISTAT, informazioni sull’ultimo censimento e sulla relativa mancanza di quesiti inerenti alla presenza o meno di persone con disabilità all’interno del nucleo famigliare. Inaspettata la risposta che parava sulla veridicità delle risposte e sulla probabile mala fede di molte persone che avrebbero potuto mentire. Con positività è stata proposta la questione inerente alla diversa, nuova, riclassificazione della disabilità che mira a valutare e valorizzare le capacità residue dell’individuo, anziché sottolinearne i deficit funzionali.
Di tutto questo e di molto altro ancora si è dibattuto durante i primi due giorni di meeting, temi forti, interventi di spessore, ma non siamo riusciti a non indignarci per le piccole grandi disattenzioni legate ai problemi di accessibilità sopra esposti. Certo l’organizzazione di un tale evento avrà sicuramente richiesto un grandissimo impegno alla FISH: Stato, Regione, Provincia, Comune, Ministeri, patrocini, relatori, sponsor, inviti, invitati, hotel, bar, ristoranti… , ma forse, almeno in buona parte, è stata un po’ trascurata una delle cose più importanti: l’accessibilità.
Non ci si può non complimentare con l’organizzazione per l’ottimo lavoro svolto, si è convinti che avrà fatto l’impossibile affinché tutto andasse bene, affinché tutti i partecipanti potessero essere comodamente e gratuitamente alloggiati e potessero alla fine risultare soddisfatti, ma crediamo anche che, a sacrificare l’autonomia per cui tanto ci si batte, ci pensi già abbastanza un’insensibile quanto miope, società.
La FISH, secondo quanto dichiarato dal suo presidente, intendeva non solo tirare le somme di quanto, almeno in Italia, era stato realizzato o disatteso in questo anno, ma intendeva anche gettare le basi per una progettualità più ampia che veda non solo la rivendicazione di diritti ma anche una ancora maggiore proposizione di progetti utili alle persone con disabilità ed allo Stato stesso.
Ci auguriamo pertanto che anche le nostre umili osservazioni abbiano in qualche modo contribuito a elaborare quella che “sarà la piattaforma di lavoro che ci vedrà impegnati nel prossimo futuro”
Lucio e Elisabetta
produzione www.h81.org ® tutti i diritti riservati - per richiesta di pubblicazione contattare il webmaster